Diario di viaggio Progetto SIESsail

Diario di viaggio Progetto SIESsail
Dalla mitica penna di Giovannino Guareschi naque il romanzo ”Il compagno Don Camillo”, da cui venne tratto l’omonimo e celeberrimo film, che narra appunto la storia del gemellaggio tra Brescello ed un paesino dell’Unione Sovietica. ”Questa è un’altra delle storie che il grande fiume raccoglie sulle rive della bassa e porta al mare [sempre citando Guareschi]”. In questa occasione non si tratta di gemellaggio, bensì del progetto europeo SIESsail, completamente finanziato dalla UE ed organizzato dalla compagine slovena, assegnato come rappresentanza italiana alla nostra sezione LNI di Ostia, i cui delegati erano i soci Fabrizio Basile e Riccardo Tarmati.
Il progetto SIESsail
Il progetto SIESsail è un’iniziativa Erasmus+ che unisce Slovenia, Italia, Estonia e Serbia per promuovere l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale attraverso la vela. Un’attività antica e affascinante, capace di diventare non solo sport e passione, ma anche strumento educativo, terapeutico e di connessione tra culture.
In questo spirito ci siamo ritrovati a Tallinn, capitale dell’Estonia, Repubblica baltica indipendente dal 20 agosto 1991, ospiti del RS Sailor Club, per un’intenso e stimolante incontro. Insieme a noi e agli amici estoni, c’erano i rappresentanti dello Jadralni Klub Ljubljana (Slovenia) e dello Jedriličarski Klub Ada (Serbia). Quattro club, quattro esperienze diverse, un unico obiettivo condiviso.

Da sx a dx: Riccardo, Fabrizio, Kaja (SLO), Milos e Iva (SRB), Keiju (EST), Sasa (SLO).
Tradizione, innovazione e vela per tutti
Il nostro incontro è iniziato al porto di Pirita, dove ha sede RS Sailor Club, una struttura costruita in occasione dei Giochi Olimpici del 1980. Lì, di fronte alla storica fiaccola olimpica, si è tenuto il kick-off ufficiale dell’evento e una presentazione della storia recente della vela nel luogo. Parlare di vela in un luogo così carico di significato ci ha fatto subito sentire parte di una lunga e affascinante tradizione.
Abbiamo poi visitato il vicino Kalevi Jahtklubi, prestigioso yacht club estone, fondato nel 1948 ha ora oltre 770 soci. La nuova sede è un piccolo capolavoro architettonico, progettata da un membro del club e premiata come The Estonian Concrete Building of the Year 2024. La cosa che più ci ha colpito è che le vecchie vele dei soci sono state impresse nei muri in cemento dell’edificio: un gesto poetico per custodire la memoria collettiva all’interno delle sue stesse fondamenta, al tempo stesso dal punto di vista architettonico rende artistica le facciate ed attenua il grigiore del cemento.
“Navigare necesse est […]”, ossia “Il navigare è necessario”, frase citata da Plutarco. che rappresenta il motto del circolo.
Subito dopo ci è stato presentato il progetto Meresõber (“amico del mare”), una vera perla di creatività e impegno. Si tratta di una scuola di vela itinerante, costruita all’interno di un container mobile che viene trasportato in tutta l’Estonia, raggiungendo le zone dove non esistono club velici. Qui, bambini e adulti possono fare la loro prima esperienza con la vela. Questo sarà il decimo anno di attività e si prevede il coinvolgimento di circa 150 bambini. Un’idea semplice e geniale che andrebbe replicata ovunque.
Il pomeriggio ci ha portato al Seaplane Harbour, il museo navale della città. È stato emozionante scoprire quanto sia radicata in Estonia la cultura del mare. Tra le tante cose curiose, ci ha colpito la vela su ghiaccio: veloci slitte a vela capaci di raggiungere velocità impressionanti, anche oltre i 120 km/h. Ne abbiamo parlato la sera stessa con Andres, un socio del club, che ci ha descritto cosa significhi “girare una boa” a quella velocità senza alcun sistema di frenata, neppure quello naturale dell’acqua.
La giornata si è conclusa con una splendida uscita in mare nel Golfo di Tallinn, dove abbiamo potuto osservare gli allenamenti di giovani velisti della classe ILCA. Vedere tutti insieme il profilo della città dal Mar Baltico ci ha ricordato quanto la vela sia, prima di tutto, fare gruppo e un modo per vivere l’ambiente in modo profondo e diretto.
Integrazione, regate e passione
Il secondo giorno è cominciato presto, con una visita ai preparativi di una regata della classe RS Aero. Abbiamo avuto l’occasione di dialogare con i velisti e istruttori, confrontando la loro esperienza con altre classi simili come l’ILCA.
Mentre gli atleti scendevano in acqua, abbiamo assistito a una presentazione dedicata alla vela inclusiva. Il club utilizza due imbarcazioni Hansa 303 e un RS Venture appositamente modificato, con un sollevatore che facilita l’imbarco dei velisti con disabilità tramite un bansigo. Il loro approccio, però, non si ferma all’inclusione fisica. Il progetto è rivolto anche a persone con fragilità psicologiche o sociali, come donne vittime di violenza. La vela diventa così strumento di terapia e recupero, un’occasione per ritrovare fiducia in sé e negli altri.
Nel pomeriggio siamo usciti in mare su uno dei gommoni di supporto alla regata. Le condizioni erano tutt’altro che semplici: 13 gradi l’aria, 10 l’acqua, vento teso a 20 nodi. Una vera giornata d’inverno per chi viene da sud! Quando il vento ha iniziato a soffiare con raffiche fino a 35 nodi, quasi tutte le imbarcazioni hanno scuffiato.
Le due prove finali sono state rimandate, e gli atleti si sono rifugiati in una sauna calda, tipica abitudine per le nazioni del nord Europa. Una delle protagoniste della giornata è stata Lina, una delle ragazze estoni che ha fatto parte del gruppo in questi giorni, che ha vinto tutte e tre le prove con grande sicurezza.
Condivisioni, riflessioni e idee da portare a casa
Il gruppo si è particolarmente soffermato sulla condivisione di idee e metodi su come migliorare la partecipazione e l’esperienza dei giovani nei club. Si è parlato molto del coinvolgimento delle famiglie, ad esempio attraverso giornate dedicate in cui genitori e figli navigano insieme. Questo, oltre a rafforzare il legame con il club, aiuta i genitori a comprendere le difficoltà dei figli e a moderare aspettative troppo alte.
A Lubiana, ad esempio, organizzano mini match race con gli Optimist visibili dai genitori: i bambini si divertono, e i genitori finalmente li vedono in azione.
Un’idea emersa è quella di offrire una lezione gratuita ai genitori per avvicinarli alla vela e favorire il loro coinvolgimento attivo nella vita del club.
La discussione si è focalizzata sull’abbandono precoce da parte dei giovani: molti smettono perché si sentono sotto pressione. L’obiettivo deve essere divertirsi, prima ancora di competere. Fare in modo che ogni bambino si senta parte di una comunità, mescolando anche attività tra adulti e ragazzi. E’ fondamentale trasmettere la passione per la vela come stile di vita, non solo come sport, non solo per vincere.
Altro aspetto è quello relativo al cortissimo periodo di navigazione in mare, esso è possibile ovviamente, vista la latitudine, soltanto in estate; pertanto, le attività agonistiche si accavallano ai corsi e gli istruttori sono appunto quasi tutti atleti. Quindi l’Estonia ha necessità di insegnanti di vela: sarebbe opportuno organizzare delle vacanze-lavoro per i giovani istruttori o aiuto-istruttori italiani, magari ospiti in famiglia, col fine di avere un reciproco vantaggio.
Un altro tema fondamentale riguarda l’inclusione sociale, in particolare l’accesso alla vela da parte di ragazzi provenienti da fasce sociali svantaggiate. In alcuni casi, come nel nostro, l’avvicinamento avviene attraverso le scuole, che rappresentano un canale privilegiato per coinvolgere chi altrimenti non avrebbe occasione di scoprire la vela. Tuttavia, resta una difficoltà importante: mantenere questi ragazzi nel mondo della vela nel lungo periodo.
Senza un adeguato supporto strutturale ed economico, infatti, la vela rischia di rimanere uno sport percepito come costoso e poco accessibile. È necessario riflettere su come costruire modelli sostenibili, capaci di accompagnare i giovani nel loro percorso, anche oltre le prime esperienze gratuite o promozionali. Progetti di inclusione efficaci devono quindi prevedere forme di sostegno continuativo, come sponsorizzazioni, accesso a materiali condivisi, supporto da enti pubblici o privati e sinergie con altre realtà sportive o sociali.
L’obiettivo comune è trasformare la vela in un’esperienza duratura, educativa e trasformativa per tutti, indipendentemente dal contesto economico o familiare di partenza.
Il club estone ci ha raccontato del proprio impegno per sviluppare le classi RS e trovare modi per allungare la stagione velica, molto breve a queste latitudini. Si è parlato dell’idea, molto interessante, di ospitarli in Italia durante l’inverno per consentire loro di allenarsi nelle proprie classi, magari usando imbarcazioni già disponibili sul territorio. Un progetto affascinante che richiede però un’attenta valutazione della sostenibilità economica.
Si è anche prospettato di realizzare dei video di briefing, allenamento e debriefing, a cui verranno aggiunti i sottotitoli in inglese tramite video editing. Questo darebbe la possibilità a acquisire delle conoscenze in situazioni diverse dalle proprie locali: si pensi alla diversità di situazione tipiche tra i mari Baltico, Adriatico e Tirreno ed ai fiumi e laghi serbi.
Appuntamento a Belgrado
Il prossimo incontro sarà ospitato dal 17 al 20 luglio dallo Jedriličarski Klub Ada a Belgrado (Serbia). Dopo Tallinn, portiamo con noi nuove idee, connessioni preziose e una visione sempre più chiara: la vela può davvero essere uno strumento di cambiamento sociale, educazione e inclusione.
















