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Lega Navale Ostia

La rotta di Eros dalla Sezione a Capraia e Gorgona

EROS, la barca della legalità sottratta alla criminalità organizzata e concessa in dotazione alla Lega Navale Italiana, ha celebrato appieno il suo nome che è quello del dio greco dell’amore. In filosofia, Eros rappresenta la forza vitale che spinge all’azione e alla ricerca della conoscenza, collegando il mondo terreno con quello sovrasensibile.
Eros, la nostra imbarcazione è infatti stata la metafora perfetta di questa vocazione di collegare mondi diversi e distanti.
Eros ha collegato isole non facilmente raggiungibili, ha dato continuità al mondo militare con quello dei soci civili e volontari, ha collegato gente libera e gente che la libertà l’attende.
Eros ha collegato due sezioni della Lega, quella di Ostia e quella di Capraia che nel rispetto nell’appartenenza si sono trovate a lavorare fianco a fianco per la riuscita di una grande impresa:
– una staffetta di nuoto di 43 km in cui gente libera e detenuti facevano il percorso insieme ed erano i detenuti a dare la direzione e a prendersi cura dei nuotatori. Un ribaltamento di punti di vista su un orizzonte comune, quello del mare.

Questa missione è stata di fatto la somma di tre missioni distinte e consecutive:

  • Gorgona Capraia con i detenuti;
  • Accoglienza alla Nave Scuola a Livorno;
  • Premio letterario internazionale Piero Ottone.

400 miglia nautiche in 12 giorni di navigazione.  Proviamo a condividere con voi un diario di bordo.
L’equipaggio composto dal Comandante Paolo Mariotti sr, Vincenzo Tortora, Pierfrancesco Pierangelini e Miriam Bianchi, tutti soci della nostra Sezione di Ostia, è partito all’ora del tramonto del 28 maggio dal porto turistico di Roma facendo rotta su Gorgona.
Dopo una notte di navigazione con vento contro e mare mosso, siamo stati ripagati da una notte stellata passata in rada all’Elba per attendere il miglioramento del tempo.  Alle 4:45 abbiamo lasciato la rada diretti al Penitenziario dell’isola di Gorgona, dove alle 12:00 siamo stati accolti nel bellissimo porticciolo dalle Guardie Penitenziarie e da molti detenuti che interrompevano il loro lavoro per darci il benvenuto.
L’isola di Gorgona prima tappa del nostro navigare, dal 1869 è divenuta una casa di reclusione ancora funzionante, con un contenuto numero di detenuti, meno di 100, che hanno la possibilità di lavorare all’aperto occupandosi delle coltivazioni, dell’allevamento di animali e della cura di vigneti che producono un vino molto apprezzato e richiesto negli Stati Uniti e Giappone.
L’isola, in gestione al Ministero di Grazia e Giustizia, non ha collegamenti turistici, vi possono attraccare solo dei piccoli traghetti autorizzati per una visita guidata e controllata. Non vi possono accedere e sostare le imbarcazioni private, essendo anche in buona parte riserva naturale.
In questo contesto di isola carcere, l’imbarcazione Eros, aveva un impatto emotivo straordinario facendo incontrare mondi ancora una volta: quello della legalità con quello dei detenuti.
A Gorgona è di fatto iniziata la nostra prima missione: sono saliti a bordo alcuni detenuti, e la loro curatrice Barbara Radice, personaggio centrale della riuscita di questa impresa.
Issare la randa con il volto e il nome di Piersanti Mattarella, fratello del nostro Presidente ucciso dalla mafia, era molto più che una manovra, era tenere alti i valori che ci uniscono.
Da Gorgona ci siamo diretti all’isola di Capraia, luogo di partenza della staffetta natatoria, dove abbiamo incontrato i 20 nuotatori selezionati, tra cui due atlete delle Fiamme Azzurre e altri protagonisti del nuoto di fondo e tanti soci volontari della delegazione della Lega navale di Capraia che si sarebbero alternati su EROS durante le varie tappe della manifestazione.
I detenuti che avevamo accompagnato avrebbero avuto un ruolo centrale: sarebbero stati loro a fare da supporto e dare la direzione e la rotta ai nuotatori che a loro si affidavano durante la staffetta.
La lunga maratona di nuoto iniziata alle 5 del mattino del 31 maggio è finita alle 20:15 procedendo alla velocità di 1.5 nodi, la velocità delle bracciate dei nuotatori.
Alla fine della giornata quello che ci aveva colpito di più e che ci porteremo dentro per sempre era il ricordo commovente dello stupore negli occhi dei detenuti all’idea della libertà ed il pentimento per gli errori commessi. Un’emozione profonda per loro, toccare quel mare che solo possono vedere e interrogare, un mare che li circonda ma che gli è interdetto per motivi di sicurezza.
Abbiamo riconsiderato la libertà come bene supremo e abbiamo capito che tutti devono poter accedere ad una seconda possibilità.
Vedere con quanta gioia vogavano, tanto da non fargli sentire la fatica di pompare per 7 ore consecutive, è stato un insegnamento su quanto certi valori che diamo per scontati non lo sono affatto. I detenuti non chiedevano riposo, non chiedevano il cambio, chiedevano di vivere ogni possibile istante di quella libertà.
La fine della giornata, oltre a un tramonto strepitoso, ha riservato alla flotta in affiancamento un dono inaspettato: il permesso di ancorare nella caletta a fianco del porticciolo di Gorgona e una splendida cena preparata dai detenuti, con dulcis in fondo, è proprio il caso di dirlo, una torta dedicata con al centro disegnata una barca a vela.
Il giorno successivo, primo giugno, abbiamo potuto salire la collina della Gorgona per un breve giro dell’isola, accompagnati dai detenuti che ci hanno mostrato le strutture dedicate al loro lavoro sull’isola. Eros vista dall’alto durante il breve giro era bellissima.
Durante il ritorno a Capraia altre 4 ore di navigazione con nuovi ospiti a bordo, abbiamo avvistato e recuperato un barile di olio usato, lasciato alla deriva. Grazie alla collaborazione dei nuotatori l’abbiamo recuperato e consegnato alla Capitaneria del Porto di Capraia.
Erano passate solo 72 ore da che la missione era iniziata ma quelle vite intrecciate su EROS, hanno dato vita a nuove amicizie e a nuovi orizzonti e eravamo stati così bene con tutti che sembrava impossibile separarsi. L’obiettivo comune ci ha sempre fatto dimenticare le fatiche.
Il mare fa questo effetto: unisce le anime. Le intreccia. Non vogliamo neanche immaginare con quanta nostalgia e quanta speranza di tornare presto liberi, pensino a quei giorni, i detenuti di Gorgona.
Va detto che ci ha molto impressionato l’enorme lavoro fatto dalla delegazione di Capraia che ha all’attivo solo 40 soci e di cui ci piace ricordare la figlia del fondatore Nicoletta e i suoi collaboratori più stretti, Massimiliano e Carlo, che sono stati di fatto la colonna portante di tutta la manifestazione a cui hanno dedicato 8 mesi del loro tempo per organizzarla al meglio: un lavoro magistrale di fatica, diplomazia gestione e simpatia. Sono stati per noi, compagni sempre attenti e solleciti.
Ora era il momento per la seconda parte della missione: arrivare a Livorno, dove eravamo stati invitati a rendere omaggio, noi, barca della legalità, alla madre di tutti i velieri: il Vespucci.
Il suo arrivo previsto alle 8 della mattina successiva e stato puntuale. Ci è apparsa in tutta la sua magnificenza accompagnata da una strana previsione che vuole che ogni suo ritorno sia accompagnato da qualche goccia di pioggia.
La nave scuola della Marina Militare, la più bella del mondo, rientrava dalle tappe del tour mediterraneo alla fine del suo giro intorno al mondo, accompagnata dal Catamarano Spirito di Stella, costruito e adibito alla navigazione dei disabili, armatore Andrea Stella e con Tullio Picciolini al comando, anche lui Lega Navale di 0stia.
C’era tanto di cui essere fieri.
Anche il vento era a favore di questa nuova pagina della nostra missione e ci ha consentito di percorrere a vela le 35 miglia che separano Capraia da Livorno in solo 6 ore in compagnia di alcuni nuotatori a cui avevamo offerto un passaggio.
A Livorno dopo l’accoglienza in avamporto alla Vespucci, abbiamo potuto salire a bordo accolti dal comandante della Nave Scuola che ci ha anche invitato a visitare l’Accademia Navale di Livorno, altra incredibile scoperta con la sua fornitissima biblioteca di libri, anche scritti a mano. Unica in Italia.
Continuavamo ad essere “un ponte” tra due mondi diversi: quello civile del volontariato e quello militare. In questa occasione abbiamo sfoggiato le nostre divise civili, accanto a quelle militari, accolti con tutti gli onori.
E quando sembrava tutto finito e noi pronti a tornare a casa, ci è stata confermata una nuova missione per cui non era stato possibile sostituirci.
Si tornava a Capraia, questa volta per l’importantissimo Premio Letterario internazionale “Piero Ottone” dedicato alle opere di narrativa italiane e straniere pubblicate in Italia a tema ‘mare, isole, navigazione.
Li, a Capraia che ormai ci accoglieva come una seconda casa, ci hanno raggiunti la nostra Presidente Carola De Fazio e l’Ammiraglio Marzano membro onorario della giuria tecnica dell’importante premio.
Ancora una volta EROS diventava una moderna Love boat dove le sfumature dell’amore, si facevano letterarie e romantiche e solo a leggere i titoli dei 5 libri finalisti, c’era da commuoversi:
Il vecchio al mare di Domenico Starnone, Pelleossa di Veronica Galletta, il sentimento del mare di Evelina Santangelo, Alma di Federica Manzon, Al mare di Dörte Bansen, L’odore freddo del mare di Elisabeth O’Connor.
Per motivi di orario non abbiamo potuto essere presenti all’evento di premiazione, ci aspettavano 145 miglia per poter tornare al Porto di Ostia nel quale siamo entrati alle 4:00 del giorno 9 giugno.
Tutti i libri meritavano un premio, ma hanno vinto soprattutto i valori della Lega Navale Italiana che Eros ha portato da una parte all’altra dell’arcipelago toscano.
Accoglienza, Competenza, Rispetto, Lealtà, Appartenenza, Disponibilità, Solidarietà, Sostenibilità.
In sintesi, tutti quei valori che mirano a creare una comunità forte, responsabile e rispettosa dell’ambiente, promuovendo la cultura del mare e la crescita personale dei suoi membri.
L’intero equipaggio ringrazia di questa opportunità.

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